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21.3.
I semi sono un patrimonio della terra
Le banche dei semi consentono un accesso facile alla coltivazione dei propri ortaggi, anche sul davanzale della finestra. Mangiare ciò che si è raccolto con le proprie mani equivale a riconquistare un po’ di libertà.
«I semi sono un patrimonio della terra. Non dovrebbero essere dichiarati proprietà di singoli individui»
Clara Esteve, esperta di sostenibilità
Clara Esteve è ingegnere energetico e responsabile della sostenibilità alimentare presso la città di San Gallo. Nel tempo libero partecipa a un orto comunitario, dove ama sperimentare e scambiare esperienze.
Sei l’ideatrice di una banca delle sementi. Come è nata questa iniziativa?
Esteve: «Nel luogo in cui vivo non conoscevo nessuna banca delle sementi, così ho preso l’iniziativa e ho allestito una scatola. Poco dopo, la biblioteca di San Gallo e HEKS hanno avuto la stessa idea. Così ci siamo uniti sotto il nome di “Saat Gallen”».»
Come dovrebbe procedere una persona inesperta che desidera coltivare i propri ortaggi?
«Basta provare! Occorrono terra, semi e un po’ d’acqua. E pazienza. Nel peggiore dei casi non crescerà nulla. Ma se qualcosa cresce, è davvero emozionante. La cosa migliore è procurarsi semi di varietà tradizionali nei negozi specializzati o proprio nella banca delle sementi».
Qual è il valore aggiunto di un ortaggio biologico?
«Crea una forte consapevolezza della stagionalità e della qualità esistenti. I pomodori sono un ottimo esempio: coltivati in proprio, in estate ci regalano un’autentica esplosione di gusto. Quelli che si trovano in inverno al supermercato a volte sono insipidi. Lo stesso vale per le fragole, l’aglio orsino e gli asparagi. Un raccolto stagionale proprio garantisce qualità e quantità».
Qual è il tuo messaggio personale sul tema delle sementi?
«Le sementi appartengono alla terra e quindi a tutti gli esseri umani. Fanno parte di un patrimonio culturale ed ecologico che rafforza la comunità e la biodiversità. Per me rappresentano anche un pezzo di libertà. Le banche delle sementi aiutano a preservare questo patrimonio».
– Fanny Bucheli