Olio di palma = land grabbing (comunicato stampa)

29.08.2017

Berna/Lugano, 4 settembre 2017 – L’industria attiva nella produzione di olio di palma è responsabile, in gran parte, dell’accaparramento delle terre e di violazioni dei diritti umani. Dopo aver costatato l’inefficacia della certificazione RSPO (Tavola rotonda sull’olio di palma), Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti non vedono che una soluzione: diminuire il consumo di olio di palma. Le due organizzazione di cooperazione internazionale chiedono ai commercianti al dettaglio di ridurre il numero di prodotti contenenti olio di palma sui loro scaffali. Una petizione online indirizzata alle consumatrici e ai consumatori li invita a sostenere questa richiesta.

Circa un prodotto su sei in vendita nei nostri supermercati contiene questa materia prima a causa della sua polivalenza e del suo basso costo. In occasione di colloqui con i grandi distributori svizzeri, questi ultimi si difendono, affermando di usare solo «olio di palma sostenibile». Tuttavia, malgrado la promessa di un olio di palma prodotto in modo sostenibile, oggi sappiamo che la certificazione RSPO non impedisce la distruzione di foreste tropicali, e tantomeno i casi di accaparramento delle terre, come pure le violazioni dei diritti umani nei paesi interessati.

I criteri di certificazione sono troppo vaghi e i controlli troppo blandi. La RSPO poggia su misure su base volontaria e non prevede dunque dei meccanismi effettivi per sanzionare le violazioni. Le direttive non impediscono neppure l’utilizzo di pericolosi pesticidi. Lo scorso anno, in occasione di diverse visite a piantagioni certificate RSPO in Indonesia, Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale hanno potuto costatare la gravità della situazione.

Pur trattandosi di piantagioni certificate, risulta che le popolazioni locali e le comunità autoctone non sono state coinvolte nel processo decisionale o a livello di pianificazione, da parte delle imprese e delle autorità. A volte sono perfino state espropriate delle terre con la violenza e il loro diritto alle loro terre ancestrali, pur essendo riconosciuto internazionalmente, è stato violato o sacrificato sull’altare della corruzione.

Anton Widjaya, direttore di Walhi, un’organizzazione partner di Pane per tutti lo testimonia: «Teniamo sotto osservazione delle società certificate RSPO nelle regioni di Kapuas Hulu e di Sintang. Queste imprese violano le regole fondamentali della RSPO: il consenso espresso in precedenza con cognizione di causa da parte delle comunità, il divieto di coltivare in prossimità dei corsi d’acqua, il divieto di reclamare zone di elevato valore di conservazione per la biodiversità (HCV), o di coltivare su terreni con forte pendenza, ciò che implica l’erosione del suolo».

Nonostante i 15 anni d’esistenza, la RSPO non è riuscita ad ottenere il suo obbiettivo di protezione della foresta tropicale. Dalla sua fondazione, la superficie dedicata alle monocolture è aumentata di più del 50% per raggiungere i 19 milioni di ettari (2014). Stando alle cifre della FAO, l’Organizzazione internazionale per l’alimentazione, questa espansione è una delle principali cause di disboscamento delle foreste tropicali. Solo in Indonesia, più della metà delle foreste sono state rase al suolo per lasciare spazio a palme da olio.

In conclusione: solo una riduzione del consumo di olio di palma potrà offrire una soluzione a questo problema. È per questo che Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti chiedono ai grandi distributori svizzeri di ridurre il numero di prodotti contenenti olio di palma messi in vendita.

 

Ulteriori informazioni:

Miges Baumann, politica di sviluppo, Pane per tutti,

, 031 380 65 72

Federica Mauri, comunicazione e PR, Sacrificio Quaresimale,

, 079 662 45 22